mercoledì, 09 maggio 2007

Eugenio Montale, genovese e poetaSiccome io senza un po' di letteratura muoio, allora vi racconto questa cosa, e naturalmente ve la racconto a modo mio. E' una storia che riguarda un poeta,  le donne che amava (o non amava) e una poesia, La casa dei doganieri.

La memoria: argomento privilegiato della poesia, eh, certo, che discorsi. Se poi il poeta è Eugenio Montale e la donna ispiratrice è quella Annetta-Arletta che nelle giovani estati di Monterosso ardiva farsi fotografare sorridente insieme a un cane, beh, insomma, finisce che la poesia si fa capolavoro e tu rimani a bocca aperta a rileggerla, ogni volta; ogni volta come la prima, agghiacciata da quell’abisso di dimenticanza di cui lei si è avvolta e frastornata invece dalla matassa di ricordi di cui lui si ostina a tenere un capo.

In realtà il signor Eugenio sembra non fosse quel gran che di uomo: nel senso che non doveva avere due cosiddetti così, se si lasciò sfuggire le donne che (forse) amava davvero per tenersi accanto quella Mosca – e mi scuserà se lo rivelo, lei, nonostante la trovi molto simpatica – del reiterato «blackmail» amoroso. Però questo non conta ai fini del mio innamoramento stolido e rapito per lui. Chè io lo amo, sì, e se lo avessi adesso qui avrei fatto certo la sorte di quella Clizia ripartita per l’America sul piroscafo, via lontano, sola, nonostante lui – vigliacco – scrivesse all’amico Bobi: «Che altra via d’uscita ho, tra il colpo di rivoltella e il…piroscafo?». E poi lui invece – e rivigliacco - il piroscafo non lo prese mai; ma nemmeno si sparò.

Comunque. Amava ricordare, l’Amore Grande e Infinito Nostro. E provava dolore, nel farlo; chè la memoria non consola – lo si sappia e lo si tenga bene a mente – se non è condivisa.  Così lui ricorda, ma lei no. Lui rivede la casa dove avevano passato una sera – ma lei no. Anzi, lei è così persa in altro tempo e in altri giorni che la casa della loro condivisa sera diventa, per lui, solo la casa della «mia» sera. Il «nostra» non esiste più. Lei non ricorda non ricorda non ricorda. Non ricorda per tre volte; e lui glielo dice, insiste, incide, forse è accusa, ma forse no, ché tanto la memoria e il tempo, si sa, sono così, banderuole che girano e chi le ferma più. Intanto il mare ripullula, lui è lì fermo a guardarlo, lei non c’è, e non si sa nemmeno più chi dei due è davvero rimasto – e chi invece è partito.
Lo scacco memoriale non può essere più tremendo – né poesia d’amore più straziante.  


Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t' attende dalla sera
in cui v' entró lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostó irrequieto.
 
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non é più lieto:
la bussola va impazzita all' avventura.
e il calcolo dei dadi più non torna
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s' addipana.
 
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietá.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell' oscuritá.
 
Oh l' orizzonte in fuga, dove s' accende
rara la luce della petroliera!
Il varco é qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale, La casa dei doganieri, in Le occasioni, 1939)
postato da: Capecchi alle ore 16:31 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    10 Maggio 2007 - 19:42
 
Bella poesia davvero.Scusi ma devo scappare.A domani.
P.S=Che Distintooooooo!!!!!!
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#2    10 Maggio 2007 - 21:30
 
Sì, Fede, la poesia è meravigliosa. Vabbe' che io sono malata per Montale.
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categoria:le note le parole