sabato, 02 giugno 2007

Oggi beccatevi questi due poeti diversi, nei modi e negli intenti. Tiè: chi vi assomiglia di più? Montale e il suo pessimismo fatto tutto di cose, oggetti riarsi, manifestazione del male?

 

 

Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.

 

Bene non seppi, fuori che il prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

 

(Eugenio Montale, Spesso il male di vivere…in Ossi di seppia, 1925)

 

 

Oppure il pazzo futurista di Marinetti, che voleva girar di notte a spaccare il mondo e a sfrenarsi di gioventù?

 

[...]

Sia maledetto il giovane che adora il suo letto

e che non casca dal sonno tutto il giorno

per aver scatenati i suoi istinti durante la notte!

Sia maledetto il giovane che non è convinto

di essere diventato, finalmente,

padrone della città, dopo mezzanotte,

con tutti i suoi sputacchi lanciati a ventaglio

sull’ordine carceriere

e sul sinistro come-si-deve della società!

 

(Filippo Tommaso Marinetti, L’esecrabile sonno, in Le monoplane du pape, 1914)

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lunedì, 21 maggio 2007

Ragazzi, ricordate la drammatica Strange fruit cantata da Billie Holiday? Sì, sì, la canzone del 1939 ispirata al linciaggio di due neri nel sud degli Stati Uniti. Ecco, se proprio volete star male tutto il pomeriggio, io vi lascio un bel link, così potete vedere Billie in persona che canta e piange.

Andate qui.

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venerdì, 18 maggio 2007

Ovvero

 

Lista del tutto personale, sconclusionata e ampliabile della professoressa Capecchi. Per tredicenni o giù di lì (per libri over thirteen ci vuole un altro post)

 

 

-         Andrea De Carlo, Due di due

-         Franz Kafka, La metamorfosi

-         Vasco Pratolini, Il Quartiere

-         Stefano Benni, Il bar sotto il mare

-         Carlo Cassola, Un cuore arido

-         Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal

-         Mario Tobino, Libere donne di Magliano

-         Italo Calvino, Il barone rampante

-         Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

-         John Steinbeck, Uomini e topi

-         J. D. Salinger, Il giovane Holden

-         Herman Hesse, Siddharta

-         Herman Hesse, Narciso e Boccadoro

-         Alessandro Baricco, Novecento

-         Alberto Moravia, Agostino

-         Louis Pergaud, La guerra dei bottoni

-         Nick Hornby, Alta fedeltà

-         Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

-         Margherita Oggero, La collega tatuata

-         Paola Mastrocola, Una barca nel bosco

-         A. M. Homes, Jack

-         Niccolò Ammanniti, Io non ho paura

-         Ian McEwan, L’inventore dei sogni

 

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mercoledì, 09 maggio 2007

Eugenio Montale, genovese e poetaSiccome io senza un po' di letteratura muoio, allora vi racconto questa cosa, e naturalmente ve la racconto a modo mio. E' una storia che riguarda un poeta,  le donne che amava (o non amava) e una poesia, La casa dei doganieri.

La memoria: argomento privilegiato della poesia, eh, certo, che discorsi. Se poi il poeta è Eugenio Montale e la donna ispiratrice è quella Annetta-Arletta che nelle giovani estati di Monterosso ardiva farsi fotografare sorridente insieme a un cane, beh, insomma, finisce che la poesia si fa capolavoro e tu rimani a bocca aperta a rileggerla, ogni volta; ogni volta come la prima, agghiacciata da quell’abisso di dimenticanza di cui lei si è avvolta e frastornata invece dalla matassa di ricordi di cui lui si ostina a tenere un capo.

In realtà il signor Eugenio sembra non fosse quel gran che di uomo: nel senso che non doveva avere due cosiddetti così, se si lasciò sfuggire le donne che (forse) amava davvero per tenersi accanto quella Mosca – e mi scuserà se lo rivelo, lei, nonostante la trovi molto simpatica – del reiterato «blackmail» amoroso. Però questo non conta ai fini del mio innamoramento stolido e rapito per lui. Chè io lo amo, sì, e se lo avessi adesso qui avrei fatto certo la sorte di quella Clizia ripartita per l’America sul piroscafo, via lontano, sola, nonostante lui – vigliacco – scrivesse all’amico Bobi: «Che altra via d’uscita ho, tra il colpo di rivoltella e il…piroscafo?». E poi lui invece – e rivigliacco - il piroscafo non lo prese mai; ma nemmeno si sparò.

Comunque. Amava ricordare, l’Amore Grande e Infinito Nostro. E provava dolore, nel farlo; chè la memoria non consola – lo si sappia e lo si tenga bene a mente – se non è condivisa.  Così lui ricorda, ma lei no. Lui rivede la casa dove avevano passato una sera – ma lei no. Anzi, lei è così persa in altro tempo e in altri giorni che la casa della loro condivisa sera diventa, per lui, solo la casa della «mia» sera. Il «nostra» non esiste più. Lei non ricorda non ricorda non ricorda. Non ricorda per tre volte; e lui glielo dice, insiste, incide, forse è accusa, ma forse no, ché tanto la memoria e il tempo, si sa, sono così, banderuole che girano e chi le ferma più. Intanto il mare ripullula, lui è lì fermo a guardarlo, lei non c’è, e non si sa nemmeno più chi dei due è davvero rimasto – e chi invece è partito.
Lo scacco memoriale non può essere più tremendo – né poesia d’amore più straziante.  


Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t' attende dalla sera
in cui v' entró lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostó irrequieto.
 
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non é più lieto:
la bussola va impazzita all' avventura.
e il calcolo dei dadi più non torna
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s' addipana.
 
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietá.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell' oscuritá.
 
Oh l' orizzonte in fuga, dove s' accende
rara la luce della petroliera!
Il varco é qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende ...).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.


(Eugenio Montale, La casa dei doganieri, in Le occasioni, 1939)
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